La teoria dello specchio può essere molto utile a scuola perché il processo di specchiamento e di costruzione dell’identità inizia a casa e prosegue a scuola, dove il bambino si rispecchia nei pari e negli insegnanti.
L’uso concreto dello specchio come oggetto in classe, soprattutto nella scuola dell’infanzia, favorisce la consapevolezza corporea, la percezione di sé e la scoperta dell’identità personale, attraverso l’osservazione della propria immagine riflessa.
Da un punto di vista neuropsicologico il concetto dei
neuroni specchio (che nella nostra accademia trovi approfonditi qui) spiega come l’apprendimento avvenga anche per imitazione: osservando un comportamento i bambini attivano le stesse aree cerebrali di chi lo compie: questo facilita l’apprendimento sociale ed imitativo
(trovi la lezione specifica in accademia qui).
La teoria dello specchio può essere usata per aiutare gli studenti a riconoscere il fatto che le emozioni suscitate dai comportamenti degli altri spesso riflettono vissuti personali e attraverso questa consapevolezza è possibile sviluppare l’empatia, la comprensione reciproca e la gestione dei conflitti.
Una possibile attività pratica può essere rappresentata da momenti di riflessione collettiva, ad esempio durante un
circle time (che trovi
qui)
o
cooperative learning (che trovi
qui), in cui agli studenti viene chiesto di rispondere a domande del tipo:
- “cosa mi ha infastidito di questa situazione?”
- “cosa mi dice di me stesso?”
Per concludere, la teoria dello specchio rappresenta un importante riferimento nella psicologia dello sviluppo e ha una sua importanza anche a scuola per lo sviluppo emotivo e la promozione di dinamiche di gruppo sane. La teoria dello specchio invita sia docenti che studenti a un percorso di auto-riflessione: ciò che ci colpisce negli altri è spesso una proiezione di aspetti che non conosciamo o accettiamo di noi stessi.