Ogni volta che mi dico queste parole un terremoto vibra dentro di me, smotta, apre la terra a qualcosa di terribile ma anche di nuovo.
La tristezza che si insinua mi fa credere di non essere abbastanza. Quanto sembrano lontani i miei obiettivi, quanto sconforto, quasi mi passa la voglia di salire sul quel tappetino.
Poi, mi guardo allo specchio, vedo tutte le mie età, la strada che ho fatto per arrivare fin qui e ricontatto la voce del cuore, che non ha obiettivi materiali, che non è toccato dal giudizio, che ha solo voglia di essere.
Quello che conta è che dopo una pratica sento qualcosa che si scioglie dentro di me, il rumore di una foresta che cresce, un cambiamento silenzioso e inarrestabile.
Questo è il patto che si rinnova con il mio corpo.
Ci siamo presi per mano e andiamo verso la vita quotidianamente, passo dopo passo.
E poi, chissà, magari ciò che oggi non riesce arriverà domani proprio quando siamo andati oltre al cercare.
E così la tristezza si trasforma in forza, in stupore, in motivazione, aprendoci alla gioia di essere e di condividere.
Questo è il corpo che cura.